La verità è nell’ombra Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014 (Demonte)

25-07-2026 | 30-08-2026

La verità è nell’ombra Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014 (Demonte)

La verità è nell'ombra Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014 a Demonte

Palazzo Borelli – Via Martiri e Caduti per la Libertà, 1 - 12014 Demonte (CN)

La verità è nell’ombra
Omaggio a Berto Ravo 1924-2014

Inaugurazione: sabato 25 luglio 2026, ore 17.00.

Palazzo Borelli
Via Martiri e Caduti per la Libertà, 1
12014 Demonte

A cura di Silvio Rosso.

L’evento fa parte della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del Sacro”.
Con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRC.
La mostra sarà visitabile sabato e domenica dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 18:30.
Per informazioni: tel. 338 2086992 o amicididemonte@gmail.com.

Ingresso libero.

La mostra “La verità è nell’ombra – Omaggio a Berto Ravo 1924-2014” si presenta al pubblico come il ven se esimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro” che proporrà una serie rappresenta va di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.


La mostra si presenta ai visitatori come un’occasione speciale per dedicare un ricordo affettuoso alla figura di Berto Ravotti, artista fortemente attento ai valori umani di libertà, giustizia e rispetto per l’ambiente. Dopo essere stata ospitata negli spazi di Palazzo Samone a Cuneo dal 6 giugno al 19 luglio, l’esposizione si trasferisce ora a Demonte. Nelle nuove sale espositive viene presentata una selezione di circa quaranta opere, ordinate cronologicamente e provenienti da collezioni private cuneesi, pensata per documentare i tre momenti più significativi della sua originale creatività artistica tra gli anni Sessanta e Settanta.

Il percorso si apre con la prima fase, caratterizzata da un modo denso e brutale di plasmare il colore in senso materico. Si passa poi al periodo incentrato sulle raffigurazioni di muri abrasi di città e interni domestici, su cui si profilano sagome umane in forma di ombre anonime — definite “proiezioni umbratili” da Gillo Dorfles — che si stagliano al di sopra di oggetti quotidiani come quadri, calendari e fotografie, e che hanno reso l’artista famoso e riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale.

Il ciclo si chiude infine con le successive realizzazioni in cui compaiono sequenze di riquadri con soggetti di giovani donne, le cui “silhouettes stilizzate” (secondo la definizione di Udo Kultermann del 1969) si dissolvono e si moltiplicano, generando un effetto visivo quasi fotografico unito a un gioco pittorico seriale di pattern geometrici di ispirazione optical.

Da “giovane pittore di provincia”, come lo descrisse Ezio Briatore nel 1978, Ravotti è giunto così a ottenere un ampio riconoscimento grazie a un’instancabile dedizione alla ricerca di temi e sperimentazioni capaci di aprire vie del tutto inusitate alla pittura.


Bartolomeo (Berto) Ravotti è nato a Montaldo Mondovì (CN) nel 1924 ed è deceduto a Cuneo nel 2014. Partigiano nelle valli dell’Ellero e del Casotto durante il periodo della Resistenza, si è diplomato nel 1945 presso il Liceo Artistico dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. In seguito ha frequentato per tre anni la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Ha abitato inizialmente a Mondovì, «in una casa», ha precisato Ezio Briatore nel 1978, «tra giardini e cortili che si affaccia su Piazza d’Armi. Là cominciò a dipingere ancora molto giovane. Diplomatosi insegnante di disegno, si trasferì a Dronero e poi a Cuneo», città nella quale ha risieduto fino alla sua scomparsa.

Nel 1957, dopo aver svolto varie attività, dedicandosi soprattutto all’insegnamento come professore di educazione artistica nelle scuole medie di Borgo San Dalmazzo e Dronero, ha iniziato a dipingere e a esporre ritratti, paesaggi, nature morte e soggetti sacri, espressioni di una figuratività essenziale definita con colori tonali e robusti segni neri di contorno.

La prima mostra personale si è svolta alla Galleria La Soffitta di Roma nel dicembre 1959. Sono seguite numerose mostre collettive nazionali e internazionali, nelle quali ha ottenuto una trentina di premi, di cui cinque primi premi.

A partire dal 1961, la produzione pittorica di Ravotti ha assunto nuovi aspetti sia tematici sia stilistici, accogliendo il colore materico della pittura informale e sviluppando quei particolari profili di ombre che hanno caratterizzato il suo personale linguaggio artistico.

Nel 1964 ha partecipato alla realizzazione del Sacrario delle deportate italiane a Ravensbrück (Germania), in collaborazione con Piero Bolla e Araldo Cavallera, su esplicita richiesta di Lidia Rolfi Beccaria. Nel 1966 compaiono le configurazioni di ombre slittate e in dissolvenza sulla superficie dei supporti utilizzati, testimoniate in particolare da Ombra di Lucio, con taglio – opera a quattro mani n. 2 (1966), realizzata in collaborazione con Lucio Fontana.

La produzione pittorica di Ravotti è stata accolta favorevolmente dalla critica nazionale e internazionale più autorevole del suo tempo. Negli anni Settanta la sua ricerca si è evoluta verso un linguaggio più vicino ai valori concettuali, espresso attraverso superfici e cromie uniformi, unite a elementi di scrittura realizzati spesso con il mezzo serigrafico. Dagli anni Ottanta in poi ha intrapreso un profondo ripensamento della propria attività artistica, spinto da una forte esigenza spirituale. Si è avvicinato al messaggio cristiano e ha orientato i propri interessi verso il linguaggio multimediale.

Ha esposto in mostre personali a Verona, Cuneo, Milano, Roma e Trento e, più recentemente, in mostre collettive a Cuneo e Torre Pellice (TO).


Fondazione CRC

Con il contributo di:

Fondazione CRC
regione piemonte
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In collaborazione con:

Cocordano Franco Vinadio