Emerge forma che mi interroga

09-05-2026 | 07-06-2026

Emerge forma che mi interroga

Guido Navaretti

Fondazione Peano, Sala Ipogea - Corso Francia 47, Cuneo (CN)

Emerge forma che mi interroga

Guido Navaretti

Inaugurazione sabato  4 maggio 2026 alle ore 17

Fondazione Peano, Sala Ipogea – Corso Francia 47, Cuneo (CN)

A cura di Ivana Mulatero

L’evento fa parte della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del Sacro”,

con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc

La mostra è organizzata in collaborazione con Fondazione Peano,
con il patrocinio della Città di Cuneo e di Incisori Contemporanei.

La mostra sarà visitabile dal 9 maggio al 7 giugno 2026
Dal giovedì alla domenica dalle 16:00 alle 19:00
Fondazione Peano, Sala Ipogea – Corso Francia 47, Cuneo (CN)

Per informazioni: info@grandarte.it

Ingresso libero

La mostra “Emerge forma che mi interroga” si presenta al pubblico come il sedicesimo evento organizzato
da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro” che proporrà
una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli
anni 2025-2026.


La mostra personale di Guido Navaretti (Torino, 1952) dal titolo “Emerge forma che mi interroga”, a cura di
Ivana Mulatero, offre una retrospettiva profonda e rigorosa che documenta oltre quarant’anni di attività
dell’artista, dalle prime prove a inchiostro del 1982 fino alle più recenti incisioni su metacrilato datate 2026.
L’etica del bulino e il “lento vomere”. Formatosi all’Accademia Albertina di Belle Arti sotto la guida dei
maestri Mario Calandri e Francesco Franco, Navaretti ha sviluppato un linguaggio autonomo incentrato
sull’uso del bulino. Per l’artista, questo strumento non è un semplice attrezzo, ma un “lento vomere”
capace di educare all’etica e alla concentrazione, sfidando apertamente la velocità e l’approssimazione
della società contemporanea. L’atto dell’incidere diventa così una registrazione del tempo vissuto, dove la
matrice agisce come un sismografo dell’esistenza, accumulando settimane di riflessione in ogni millimetro
di scavo.
Il “cambio di emisfero”: dal metallo al plexiglas. Un punto focale della mostra è il racconto del cosiddetto
“cambio di emisfero” avvenuto nel 1999: il passaggio dalla calcografia tradizionale alla stampa alta
(xilografia) su matrici di plexiglas (metacrilatografia). In questo “nuovo mondo”, Navaretti affronta il
dominio assoluto del nero, una superficie sorda che deve essere infranta per estrarne la luce. Il segno inciso
si trasforma in “segno risparmiato”: un raggio di luce bianca che emerge dal buio tipografico, domando la
natura aliena della superficie scura attraverso una rete infinita di microincisioni.
La genesi dell’opera: una forma che interroga. Il titolo della mostra personale sottolinea la particolare
poetica di Navaretti, il quale non lavora su bozzetti predefiniti ma opera per “successive attribuzioni”.
L’immagine viene conquistata giorno dopo giorno; l’artista attende che tra le infinite possibilità emerga una
forma dotata di forza maggiore, capace di interrogarlo e di trovare il filo di un pensiero immaginifico. Il
titolo dell’opera sorge solo alla fine del processo, come un consuntivo di un’esperienza vissuta che dà senso
all’abbandono della matrice per ricominciare altrove.
Un percorso di resistenza artistica. Le circa sessanta opere in mostra invitano lo spettatore a un esercizio di
“ascolto visivo”. Dalle opere su zinco del 2001 ai vasti scenari su metacrilato, il segno di Navaretti si
configura come una “preghiera recitata a bassa voce”, una notazione corporea che rifiuta la resa
illusionistica o fotografica per ritrovare l’onestà della tradizione incisoria.
Guido Navaretti, le cui stampe sono conservate in prestigiose istituzioni internazionali come il Victoria and
Albert Museum di Londra e il China Printmaking Museum di Guanlan, conferma con questa rassegna la sua
posizione di rilievo nel panorama della grafica contemporanea.


Per informazioni: info@grandarte.it

Fondazione CRC

Con il contributo di:

Fondazione CRC
regione piemonte

In collaborazione con: