Carlo Sismonda

Biografia

Nato a Racconigi nel 1929, Carlo Sismonda rivela fin da bambino particolare talento tanto nel disegno quanto nella musica. A nove anni infatti, vince un concorso musicale nazionale dell’Opera Balilla.
Negli anni 1940 – 1945, la guerra prima, e la guerra civile poi, sono l’aspra scuola della sua prima adolescenza, nella quale matura un carattere fermo. Milita nella Resistenza accanto al sacerdote don Carlo Chiavazza, membro del C.L.N., che avrà un ruolo chiave per la formazione della dimensione spirituale dell’artista e dell’uomo. Nel dopoguerra lavora come scultore di mobili in una bottega artigiana. Mentre approfondisce lo studio della musica e delle tecniche e la storia della pittura, spesso, nelle sere di festa, suona nelle orchestrine gli strumenti a fiato e il pianoforte. A diciotto anni, nel 1947, la prima mostra. Il suo maestro delle elementari gli porta alcuni disegni da lui realizzati fra i sette e i dieci anni, che aveva conservato e inquadrato. Il fatto ribadisce la precocità artistica di Carlo Sismonda, che però prima di affermarsi dovrà sostenere l’arduo confronto critico con la grande crisi postbellica della pittura figurativa, per il prevalere dell’astrattismo, che culminerà negli anni 1950-1980 nel dominio dell’informale. Intanto approfondisce e perfeziona anche la sua cultura musicale, ottenendo nel 1955, presso il conservatorio di Milano, il diploma in composizione e l’iscrizione alla SIAE. Parallelamente a quella pittorica, Carlo Sismonda svolgerà, lungo tutto l’arco della sua vita, una intensa attività musicale, anche come compositore – ha scritto le partiture di sei sinfonie, di musiche per film e di centinaia di arie popolari e di musica da camera – e concertista, spesso per promuovere iniziative benefiche, anche donando decine di sue opere.
Nel decennio 1947-1957, Sismonda partecipa alla vita artistica torinese. Attraverso la lezione di Luigi Spazzapan entra in contrasto con la tradizione della Secessione viennese e del Cavaliere Azzurro, mentre studia i maestri, tra Giotto e i manieristi, e l’opera di Carlo Carrà diventa il centro della sua riflessione sull’arte contemporanea. Negli anni 1957-1960, tra Parigi e la Costa Azzurra, rimedita sulle loro opere, i grandi postimpressionisti, da Cezanne a Matisse, ma soprattutto riflette sul senso dell’opera di Van Gogh. Intanto, dalla fine degli anni ’50 una profonda crisi spirituale lo ha allontanato dalle dottrine marxiste e dalla politica. Si apparta in solitudine a riflettere sugli Evangeli e sulla figura del Cristo. In questi anni rinnova l’amicizia, già stabilità nella guerra partigiana, con Adolfo Sarti, e stringe un solido legame con Gianni Delzanno.
Nel 1969 incontra Marisa Antonacci, la donna che avrà un ruolo decisivo nella sfera sentimentale e nella vita dell’artista, come testimoniano alcune suggestive composizioni musicali a lei ispirate. La ricerca artistica di Carlo Sismonda approda, dalla fine degli anni ’60, a una personale cifra stilistica, che poggia su tre pilastri: la grande tradizione figurativa italiana; la rivoluzione formale postimpressionista da Cézanne ai Fauves, con al centro Van Gogh; la dialettica tra natura e simbolo. Questi tre elementi definiscono la struttura di ogni quadro di Carlo Sismonda, artista la cui opera abbraccia i due universi della pittura e della musica, che si fecondano reciprocamente con esiti di grande poesia. Sismonda riceve un primo significativo riconoscimento pubblico già nel 1970, quando il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat lo insignisce del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici, cui seguiranno nel 1973 quello di Cavaliere Ufficiale conferitogli dal Presidente Giovanni Leone e nel 2006 quello di Commendatore Grande ufficiale della Repubblica Italiana per meriti artistici, conferitogli dal Presidente Giorgio Napolitano. Dal febbraio 2011 beneficia, per poco tempo, della legge Bacchelli. Si spegne il 31 agosto 2011, all’età di 82 anni. Dagli anni ’80 il nome e l’opera di Carlo Sismonda conoscono un vasto successo internazionale, con mostre tra Germania e Canada, Stati Uniti, Olanda e Giappone. Oltre sessanta sue opere sono state acquistate e collocate in musei di tutto il mondo, da Amburgo a Los Angeles. Tra le altre, una sua “Sacra Conversazione” è esposta nei Musei Vaticani, sezione d’Arte Contemporanea, dal dicembre 2002.

Principali mostre recenti:

2012/2013: Racconigi, Castello. Mostra retrospettiva Carlo Sismonda –-un espressionista a Racconigi”

2012: Barolo, Castello. Mostra retrospettiva Carlo Sismonda – un espressionista a Racconigi”

2012: Cuneo, Centro Incontri della Provincia. Mostra retrospettiva Carlo Sismonda – un espressionista a Racconigi”

Opere

Press

  • 19/09/13

    Carlo Sismonda

    […] È nella contemplazione dell’imponenza solenne della natura che prende l’abbrivio l’ispirazione e la fantasia si fa accesa visione sentimentale. Sismonda ne ascolta la voce e di questa trasmette le vibrazioni in toni intensi, acuti, senza sordina, come se avesse timore di non poter cantare appieno quanto avverte l’esaltazione della sua fantasia. (…) Il linguaggio di Sismonda è soprattutto nel colore: un colore timbrico, aggressivo, in accordi puri, senza mezze tinte, steso con aspra schiettezza. Il dato naturalistico è trasfigurato, elaborato, passa attraverso la lente di una fantasia calda, spesso incandescente, per assumere un aspetto nuovo, che è l’arte, lo stile di Carlo Sismonda, dove il riferimento alla cosa vista è sempre presente, la carica di emozione soggettiva non soffoca la visione del vero, ma la trasfigura.
    Il linguaggio di Carlo Sismonda è soprattutto nel colore 
    Adalberto Rossi

    Sismonda non è pittore che sogni paradisi terrestri… gli basta la terra che, con lo svariare delle stagioni e dei giorni, nelle sue cadenze naturali, offre già ampio campo allo stupore dell’uomo che ne sappia vedere, con gli occhi di un poeta, le incomparabili e misteriose bellezze.
    A.Dragone, 1973

    In cinquant’anni il maestro di Racconigi ha dipinto Albe e Tramonti, alberi pingui e campi con fulve messi nel lucore del plenilunio, inverni e autunni, clowns tristi, drammatiche, solennemente gotiche, salite al Calvario. Ha messo sulla tela i suoi sgomenti, il silenzio panico del Creato. Ha tracciato, con fiammate cromatiche, il suo itinerario interiore della conoscenza del mondo. E ciò dissolvendo il peso della realtà per trasformarla in musica e canto.
    Carlo Sismonda nei suoi quadri condensa, con vibrante puntualità, la propria storia. Quella cioè di un uomo che ha molto sofferto. Quadri che sono anche la confessione di tanti conflitti interiori e delle poche certezze. Soprattutto, la vicenda sua umana che cerca Dio dovunque: nelle cose più dimesse e in quelle gigantesche, nell’albero che sfida la bufera e nello stelo di un fiorellino, nel chiocchiolio di un ruscello e nel ritmo possente del mare. E, che riconosciutolo, ne celebra il sublime dogma con la felicità di essere vivo e di poterlo amare (…) Un’arte, quella di Carlo Sismonda, che è lo specchio del suo grande cuore.
    La pittura di Carlo Sismonda ha l’età di un giubileo.
    Miche Berra

    Nel suo cammino di ricerca, autonomamente Carlo Sismonda ripercorre la stessa esperienza psichica di Vincent Van Gogh, e inevitabilmente, come Van Gogh, incontra il Cristo concreto, del quale, fin dalla prima infanzia, aveva visto, nelle chiese barocche del cuneese, i riti intorno al mito, e le iconografie nelle grandi pale d’altare, con attorno il concreto della disperata fede della sua gente: la loro necessità di fare argine alla disperazione e alla ferocia, volgendosi al Maestro di una verità superiore e universale, alla quale tutti possono attingere e con sempre rinnovata ricchezza e abbondanza, utopia nel dolore, ecco perché sola utopia realizzata nel qui e ora della vicenda umana. Il Sismonda che rimedita l’esperienza del Cristo è un uomo che, attraverso l’esperienza politica, ha conosciuto, sperimentato il peso del conformismo di gruppo e poi dell’emarginazione del libero ricercatore: ha conosciuto quell’esperienza contro la quale, con più forza, il Gesù evangelico si scaglia: il fariseismo, accettazione e tradimento a un tempo della verità dello spirito, la più vile accettazione e il più perfido tradimento.
    La musica del colore: una riflessione in margine all’itinerario pittorico di Carlo Sismonda
    Piero Flecchia

    Nell’opera di Sismonda, per l’assalto del colore, entra nel paesaggio una componente di eroismo, fino a lui assente nella pittura mediterranea. Il sublime, una categoria che ha le proprie radici nella filosofia inglese della natura del XVIII sec., fu recepito anche nella teoria della pittura (…). Questa progettualità poetica si ritrova nel paesaggio di Sismonda; che si situa tutto oltre la riproduzione “topografica”; e si connota come espressione. Nell’oscurità, che è la tonalità di base, Sismonda utilizza l’intensità e la tensione della composizione per esaltare l’espressione. (…) Siamo davanti a una concezione del pesaggio che rimanda al Nord, dove gli Espressionisti, al’inizio del XX sec., ruppero in modo radicale con la gradevolezza dell’Impressionismo, esemplificabile in un August Renoir.
    Carlo Sismonda: Paesaggio e Anima
    Volker Probst

    […] La natura e la qualità prevalente nel lavoro di Sismonda sono quelle di un colorista consumato e sensibilissimo, spesso indifferente ai dettagli ma attentissimo alle atmosfere, alle rifrazioni e ai giochi della luce sulle nuvole, nel cielo, sulle cose. Questa capacità permette che qualche volta, in un intero dipinto, non ci sia neppure un tratto di contorno, neppure un segno identificabile come tale, ma soltanto pennellate di colore “orientate”, come voleva Cézanne, partecipi, in altre parole, della materia e della sostanza che contribuiscono non solo a rappresentare ma a restituire sulla tela. 
    Naturalmente questa non è, e non potrebbe essere, una regola generale: a Sismonda piace anche disegnare con colore scuro, spesso bluastro o bruno, i tronchi e i rami degli alberi nudi d’inverno, stagliati contro il cielo in controluce; pennellate libere, guizzanti, protagoniste di una verticalità audace, trasgressiva e quasi individualista, nel contesto di segni per lo più ordinati a costruire campiture coerenti e subordinate a un solido principio unificatore. […]
    Quando il “clima” cambia di nuovo e movimenti agguerriti e forti come la Transavanguardia si affacciano all’orizzonte, anche in Italia, Sismonda forse involontariamente si trova nelle migliori condizioni per “cogliere l’attimo” che è tornato favorevole all’apprezzamento di un linguaggio come il suo: molto autonomo, certamente edonistico (il piacere del colore), intensamente espressionista e finanche sgraziato, come solo gli espressionisti sanno essere. 
    Non a caso, in Germania l’artista si ritrova a casa: apprezzato da critici e storici dell’arte come Volker Probst, direttore dell’Albert König Museum di Unterlüβ e poi dell’Ernst Barlach Museum di Güstrow, che gli acquista un dipinto per il suo museo, Rodiek Thorsten, della Staatsgalerie Stuttgardt, o Anne Marie Winther, della Bremen Staatsgalerie. Sono loro, in realtà, a storicizzare e al tempo stesso ad  attualizzare l’opera di Sismonda, loro a riconoscere facilmente i suoi antefatti d’elezione e ad apprezzarli nel giusto modo: “nell’opera di Sismonda”, scrive per esempio Probst, “con l’assalto del colore, subentra un certo eroismo del paesaggio che non siamo abituati a vedere nella pittura mediterranea…questa interpretazione del paesaggio rimanda piuttosto dove gli espressionisti all’inizio del Ventesimo secolo rimossero radicalmente la piacevolezza…”. […] 
    Per intendere forse più approfonditamente il lavoro di Sismonda, bisognerebbe tentare di vedere i suoi lavori come “parte di un tutto” armonico cui partecipa anche la musica, una musica implicita ma costante, un progetto tanto visivo (o visionario) quanto sonoro (e sinfonico) di bellezza. E non è un caso che questa aspirazione suprema ed alta, potremmo forse chiamarla, alla bellezza si incontri con una dimensione che, da un certo momento in avanti (negli anni Settanta), si fa apertamente, felicemente e produttivamente non solo sacra ma proprio religiosa in senso cristiano. 
    Un espressionista a Racconigi
    Martina Corgnati

Contatti

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  • Associazione Culturale Carlo Sismonda Piazza Carlo Alberto, 7 - 12035 Racconigi (CN)